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Note di regia

A cura di Andrea Porporati e dell'Ufficio stampa

Il progetto del film è nato due anni fa, e si è sviluppato grazie al produttore Matteo Levi che ha perseguito l’idea con grande entusiasmo, coraggio e determinazione. La sceneggiatura è di Ivan Cotroneo che ha creato una storia forte e piena di sensibilità, un copione estremamente accurato e documentato. Subito abbiamo pensato a Isabella Ferrari per il ruolo della protagonista: una Laura tutta giocata in un connubio di vulnerabilità e forza. Non era facile raccontare con verità e senza retorica il conflitto intimo di una donna che, a dispetto di una vita apparentemente perfetta e forse proprio a causa di questa, inizia un percorso di autodistruzione legato all’assunzione di cocaina. Una donna che, per un’infelicità segreta, per un nascosto senso di imperfezione, inaugura una doppia esistenza: madre, moglie, compagna ideale da una parte e debole, bugiarda tossicodipendente dall’altra. 

Quella di Laura è una vicenda che, anche oltre lo specifico del fenomeno cocaina, descrive un conflitto diffuso: la storia di tante persone di oggi che portano il peso di una richiesta di perfezione, di un continuo essere all’altezza e che dietro un’apparenza impeccabile sviluppano uno schiacciante senso di inadeguatezza. Laura in questo somiglia alle eroine dei grandi romanzi, vittime di se stesse e delle aspettative che la società poneva sul loro capo, come Anna Karenina o la Bovary. Donne che sbagliano per eccesso di amore o per debolezza, mai per calcolo. Laura è una donna sincera nei sentimenti, che soffre delle bugie che deve dire, della doppia vita, che dietro un’apparenza di forza, deve condurre. Persino il negozio dove svolge la sua attività– che abbiamo pensato con la scenografa Beatrice Scarpato – è doppio: presenta una zona per il pubblico, dall’aspetto impeccabile, ed un ambiente sottostante dove incontra il suo pusher: un sotterraneo pieno di cristalli, luminosi, ma deformanti, traditori, che restituiscono la dimensione di inganno e ambiguità della cocaina. E finché resta in piedi questa doppia vita, questa illusione di poterlo controllare, Laura resta prigioniera del suo demone. Per liberarsi, dovrà scontrarsi contro il muro della realtà, e trovare la forza di ammettere che deve lottare per tirarsene fuori.

Per studiare il fenomeno della cocaina abbiamo frequentato un SERT, il Servizio per le Tossicodipendenze che rappresenta il primo stadio della disintossicazione, aiutati dalla nostra consulente, la dottoressa Maria Rosaria De Maria. Quello che colpisce oggi nel consumo di cocaina è l’eterogeneità: coinvolge persone di ogni provenienza, di ogni ceto sociale, di ogni età. In passato, quando prevaleva la dipendenza da eroina, ci si drogava per voglia di autodistruzione, per morire, adesso con la cocaina o le cosiddette droghe del sabato sera, le droghe sintetiche come l’extasy, ci si droga per una malintesa idea del vivere, per sfuggire la normalità per qualche ora, ma poi tornarvi. Si tratta di droghe ancora più insidiose, sul piano psicologico, perché danno l’illusione di potercela fare, di poterle tenere sotto controllo, mentre invece sono loro, le “sostanze”, che alla fine hanno il sopravvento, che prendono le redini della vita di chi ne fa uso, che ne diventano padrone. Purtroppo la cocaina non è più una droga per pochi, ma è diventata un fenomeno di massa, le cifre del consumo sono impressionanti.

Il racconto della vita di Laura si apre sulla scena di una casa ricca e bellissima, su una donna elegante e apparentemente sicura di sé e si chiude con il ritorno alla semplicità in un Centro di Recupero immerso nella natura e ben rappresentato dall’uliveto che lo circonda, in un ritorno alla terra, alle origini. Metafora di una donna che deve ricostruire la sua identità, per scoprire che quello che voleva veramente era quello che aveva sempre avuto.  
Isabella è stata fantastica, veramente eccezionale nel suo mettersi in gioco e nel restituire un’esperienza dura come quella del suo personaggio. Nelle sequenze ambientate in ospedale per esempio - dove dopo l’incidente viene scoperta dal marito ed emerge la verità – ha dato vita a  delle scene tanto intense e drammatiche che guardandola, sul set, era impossibile restare indifferenti, non cedere alla commozione. Ha saputo trovare dentro di sé tutto lo strazio, tutta la disperazione che agitano Laura. E non si è mai risparmiata: nella rappresentazione dell’incidente d’auto che rivelerà la sua tossicodipendenza era stata prevista la presenza di una stunt-woman che la sostituisse all’ultimo minuto, ma lei ha voluto andare avanti  fino in fondo, guidando da sé la macchina di scena fino a pochi centimetri dal camion su cui si sarebbe dovuta schiantare... se non l’avessimo fermata, forse avrebbe girato lei l’intera sequenza.

Conoscevo Vincenzo Amato perché aveva avuto un ruolo cameo nel mio film “Il Dolce e L’Amaro” e mi aveva colpito la sua eleganza naturale, da uomo “antico”, proprio quello che ci voleva per il marito di Laura che è un uomo solido, affidabile, innamorato, che rappresenta la sicurezza, la stabilità, ma anche il rigore delle famiglie d’altri tempi. Un uomo tutto d’un pezzo che quando scopre la doppia vita della moglie, pur amandola, ha una reazione durissima, cambia la serratura di casa, le toglie i figli. Ho avuto la fortuna di poter avere nel ruolo della madre di Laura, Ivana Monti alle prese con il personaggio di una donna che ha riposto nella figlia tutte le sue ambizioni frustrate contribuendo ad aggravare il peso delle responsabilità su di lei, ma che non le ha mai fatto mancare il suo affetto e nel momento del bisogno riesce ad aiutare la figlia più di ogni altro. Per la dottoressa volevo un personaggio forte, una figura che sprigionasse una solidità, un impegno, una sincerità che andasse oltre il camice bianco ed Angela Baraldi l’ha resa con grande efficacia. Andrea Gherpelli è Edo, lo spacciatore, molto bravo nel restituire l’ambiguità di un personaggio decisamente negativo che poi rivela la sua vera faccia, di un uomo che è innamorato di Laura anche se in modo perverso e distruttivo. Monica Dugo ha tratteggiato una sorella socialmente più sfortunata di Laura, ma piena di calore, grazia e brio. Infine vorrei ricordare Natascia Macchniz, che interpreta Maria, la compagna di stanza di Laura al Centro di Recupero, che ha offerto al film una presenza intensa, misurata, che commuove nel rivelare con pudore e ingenuità le ferite di una vita difficile.
Andrea Porporati in collaborazione con l’Ufficio stampa

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